PSICOLOGIA

LO PSICOLOGO NEL PERCORSO BARIATRICO: Lo psicologo ha un ruolo importante nelle equipe multidisciplinari di chirurgia bariatrica, cioè la chirurgia per la riduzione del peso in eccesso.Le Linee Guida consigliate e adottate dalla “Società Italiana Chirurgia dell’Obesità” (S.I.C.OB.) sottolineano l’importanza dello psicologo nelle attività di valutazione psicodiagnostica, atte ad individuare caratteristiche di personalità del paziente ma anche eventuali controindicazioni specifiche per la chirurgia bariatrica.
In aggiunta all’attività valutativa e diagnostica, lo psicologo risulta determinante nel contribuire al successo dell’intervento di chirurgia bariatrica nel lungo termine, attraverso trattamentI interventi psicologici che si pongono l’obiettivo di aiutare il soggetto obeso ad aumentare la propria capacità di gestione del proprio comportamento alimentare e, di conseguenza, del proprio peso corporeo.
I compiti dello psicologo, in questo ambito, sono nella valutazione d’idoneità, nel percorso pre e post operatorio, nella modificazione dello stile di vita e nella gestione delle criticità nel medio e lungo termine. Gli strumenti usati sono il colloquio clinico, la somministrazione di test e questionari, la conduzione di gruppi psicoeducativi e nel supporto ai gruppi di auto mutuo aiuto.
Le implicazioni motivazionali, comportamentali, relazionali ed emotive sono oggetto della valutazione psicologica necessaria per l’accesso al percorso chirurgico e richiedono competenze specifiche.

LO PSICOLOGO NEI DISTURBI ALIMENTARI
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) indicano complesse problematiche relative al rapporto dell’individuo con il cibo e con il proprio corpo: l’alimentazione è disordinata, restrittiva oppure sregolata ed eccessiva; il cibo diventa anestetico e auto-cura di un disagio emotivo. Il corpo è spesso evitato e percepito in modo alterato: il vissuto corporeo di essere inadeguati, grassi, brutti e socialmente non accettabili, influenza negativamente la propria autostima e amabilità. I più diffusi e conosciuti disturbi del comportamento alimentare sono: anoressia, bulimia e disturbo dell’alimentazione incontrollata (binge eating disorder). Forme meno conosciute, ma in aumento, sono la night eatinng syndrome, il nibbling (spiluccamento), la bigoressia e l’ortoressia. I disturbi del comportamento alimentare coinvolgono attualmente, in Italia, circa il 3,3% della popolazione, con un rapporto tra femmine e maschi di 9 a 1. L’alimentazione sregolata può compromettere la salute di tutti gli apparati del corpo (cardiovascolare, intestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, dermatologico) e il tasso di mortalità per disordine del comportamento alimentare è del 3 %.
La prevalenza dei disturbi della nutrizione e della alimentazione nei giovani aumenta tra l’infanzia e la prima adolescenza e tra i 10 e i 13 anni la sintomatologia dei disturbi alimentari è presente all’interno di popolazioni non cliniche a livelli molto simili rispetto a quelli di popolazioni adolescenti, inoltre ad una maggiore sintomatologia a 9 anni corrisponde il più alto rischio di sviluppare una maggiore sintomatologia a 12 anni. Questo suggerisce come sia importante identificare quali siano le condizioni che favoriscono lo sviluppo di questi disturbi ben prima dell’adolescenza.

L’ANORESSIA NERVOSA
I criteri diagnostici per l’anoressia nervosa risultano: la restrizione nell’assunzione di calorie ed il peso corporeo significativamente basso (cioè sotto l’85% del peso previsto); l’intensa paura di ingrassare; l’alterazione della rappresentazione mentale del proprio corpo, la quale porta ad una costante sensazione di essere sovrappeso.

Anche in età evolutiva sembra essere presente questo particolare disturbo con picchi tra i 14 e i 18 anni.
L’Anoressia, e in genere i Disturbi del Comportamento Alimentare, riconoscono la loro origine in situazioni biologiche, psicologiche e sociali. La causa è comunemente indicata come multifattoriale e vi concorrono diversi fattori:
– Fattori biologici (predisposizione genetica);
– Fattori psicologici: tratti di personalità quali ossessività, perfezionismo (l’anoressica è generalmente efficiente, apparentemente piena di energia, tende a obiettivi superlativi in diversi contesti), umore disforico (alterazione in senso depressivo dell’umore, associata ad irritabilità e nervosismo) e rigidità cognitiva, vale a dire difficoltà nell’adattare il proprio pensiero ai cambiamenti dell’ambiente;
– Fattori familiari (dinamiche relazionali che ostacolano il processi di separazione dei figli);
– Fattori socio-culturali (idealizzazione di un modello femminile di magrezza ed efficienza).

L’anoressia ha una causa multifattoriale e coinvolge aspetti strettamente medici, aspetti psicologici individuali e relazionali familiari, il trattamento dell’Anoressia Nervosa deve essere integrato, richiedendo l’intervento di più figure professionali: medici, psicologi e nutrizionisti.

BULIMIA NERVOSA
La Bulimia nervosa è caratterizzata da abbuffate e inappropriate condotte compensatorie, almeno 1 volta alla settimana e per 3 mesi. Il DSM-5 definisce un episodio di abbuffata come l’ingestione di una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili, caratterizzato dalla sensazione di perdere il controllo durante l’abbuffata. Le “inappropriate condotte compensatorie”, utilizzate per prevenire l’aumento di peso a seguito di un episodio di abbuffata, consistono ad esempio nel vomito autoindotto; nell’abuso di farmaci (quali lassativi e diuretici); nel digiuno o nell’attività fisica eccessiva.

DISTURBO DELL’ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA (binge eating disorder BED)
Si tratta di una condizione di grave sovrappeso o obesità (IMC uguale o superiore a 30), causato da fattori psicologici in assenza di cause mediche o genetiche.
il Disturbo da Binge-eating è caratterizzato da abbuffate almeno 1 volta alla settimana per 3 mesi, non seguite da condotte di eliminazione o di controllo del peso di alcun tipo. Un’altra differenza con la Bulimia nervosa è rappresentata dal minore interesse mostrato nei confronti del peso e della forma del corpo. L’assenza di controllo del peso sbilancia questo disturbo tutto sul versante dell’impulsività alimentare, rendendolo in qualche modo diverso dagli altri disturbi alimentari.

OBESITA’
L’obesità causata dall’alimentazione incontrollata ha spesso una funzione: per alcuni è un mezzo di difesa, un muro oltre il quale è difficile andare, rappresenta quindi una sorta di barriera protettiva per il soggetto, che si sente così più al riparo dagli altri. Spesso un corpo grasso e poco attraente viene, infatti, evitato, mettendo al riparo la persona da aspetti legati alla sfera relazionale e sessuale.
In altri casi il cibo viene usato per colmare un vuoto, per riempirsi e sentire di esistere, attraverso di esso ci si può finalmente sentire “una persona di peso” che ha una posizione e un ruolo, che grazie alla sua massa enorme finalmente viene vista dagli altri. Ancora, il cibo può essere usato come strumento di autoaggressione, di punizione: l’iperalimentazione suscita fantasie distruttive, si mangia fino a voler scoppiare e stare male.
A prescindere dalla funzione che il “grasso” ricopre, di solito chi soffre di questo tipo di disturbo si definisce “perdente” e non ha stima di sé, all’interno della propria famiglia è etichettato e si percepisce come fallito e succube, davanti alle sfide della vita preferisce scegliere la resa, le emozioni che lo caratterizzano sono la vergogna e l’inadeguatezza (Ugazio, 2012).

I dati ISTAT evidenziano livelli preoccupanti di eccesso ponderale nei ragazzi tra i 6 e i 17 anni. L’obesità in età pediatrica viene frequentemente associata alle seguenti problematiche:
– Accumulo di grasso a livello del fegato
– incremento dell’insulina con possibile evoluzione verso un diabete di tipo 2;
– Aumento del colesterolo, dei trigliceridi e dell’acido urico;
– Rialzo della pressione arteriosa;
– Problemi ortopedici;
– Disturbi psicologici.

In questi casi risulta fondamentale indirizzare il più precocemente possibile il bambino verso corrette abitudini alimentari senza demonizzare alcun cibo: non vi è nessuna documentazione scientifica che stabilisca un nesso tra sovrappeso e intolleranze alimentari di qualsiasi tipo.
Altrettanto importante è stimolare il bambino al maggior consumo energetico possibile attraverso la pratica di uno sport – il nuoto risulta quello più adatto in queste situazioni – ma soprattutto con l’abitudine al movimento spontaneo – scale a piedi, passeggiate etc.
Il bambino deve evitare di stare seduto per ore davanti allo schermo della televisione o del computer. É documentato il rapporto diretto tra sovrappeso e ore trascorse davanti al televisore.
Ma per fare tutto ciò è necessario un coinvolgimento attivo del ragazzo all’interno di un gruppo e della famiglia con il confronto e il supporto di un’equipe multidisciplinare (medico – dietista – psicologo).

Trattamento dei disturbi alimentari
Il trattamento dei disturbi alimentari dipende dallo specifico disturbo e dai suoi sintomi. Tipicamente include una combinazione tra terapia psicologica, educazione alimentare, monitoraggio medico ed alcune volte assunzione di medicinali.
Durante la terapia si tiene conto anche di eventuali problemi di salute generale causati da un disturbo alimentare, che possono essere gravi o addirittura pericolosi per la vita se ignorati a lungo.
Questo approccio terapeutico multidisciplinare aiuta la gestione dei sintomi, a ritornare ad un peso salutare e mantenere la propria salute sia fisica che mentale.
La terapia psicologica è la componente più importante del trattamento dei disturbi alimentari. Questa può durare da pochi mesi ad alcuni anni, ed aiuta i pazienti a ristabilire degli schemi di assunzione del cibo regolari per raggiungere un peso salutare, supporta il paziente per l’identificazione ed il monitoraggio delle proprie abitudini errate e fornisce gli strumenti idonei per cambiarle verso altre più salutari.
Inoltre insegna a gestire lo stress ed i problemi, così da migliorare le proprie relazioni sociali ed in generale il proprio umore.

Siamo convenzionati con l’Ospedale San Raffaele di Milano in regime Sistema Sanitario Nazionale

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